Un lavoro nostro, raccontato per intero
Una telecamera che non voleva muoversi.
Volevamo che una telecamera di rete comune — di quelle da poche decine di euro che stanno in mezzo milione di negozi e case — smettesse di essere solo un occhio da guardare col telefono, e diventasse una cosa che un assistente automatico potesse usare: guardarsi intorno, capire cosa vede, dire qualcosa.
L’ostacolo
L’app del produttore funzionava. Tutto il resto no.
Muovere la telecamera dal telefono: facile. Muoverla da un programma nostro: bloccato. Gli strumenti che tutti usano per parlare con quel modello avevano smesso di funzionare, perché in un aggiornamento il produttore aveva cambiato il modo in cui l’apparecchio si presenta a chi gli parla.
La cosa importante è cosa non era: non era una password sbagliata, e non era un limite tecnico dell’apparecchio. Era una porta che si era chiusa. E davanti a una porta chiusa si può concludere «non si può fare» — che è quello che leggerete su parecchi forum — oppure cercare se ce n’è un’altra.
Ce n’era un’altra.
La soluzione
Uno standard aperto al posto dell’app chiusa.
Le telecamere di rete parlano quasi tutte anche una lingua comune, pensata perché apparecchi di marche diverse possano capirsi. È vecchia, è noiosa, e in questo caso era esattamente quello che serviva: da lì il comando di brandeggio passa senza problemi.
Risultato: una funzione di poche righe che dice alla telecamera dove guardare, e la telecamera lo fa. Sopra ci abbiamo messo il resto — vedere, ascoltare, rispondere a voce.
🔑 E c’è un dettaglio che conta più della soluzione: quella lingua comune si parla dentro la vostra rete. Nessun passaggio dai server del produttore, nessun viaggio del video fuori dal locale per tornare indietro. Una cosa che si muove più in fretta, e che continua a funzionare anche il giorno in cui internet cade.
Quello che abbiamo trovato mentre eravamo dentro
Nessuno l’aveva mai guardata.
Già che c’eravamo, l’abbiamo controllata come si controlla un apparecchio che sta acceso ventiquattr’ore al giorno e guarda una stanza. Quattro cose, tutte vere per moltissime telecamere in commercio, non solo per quella:
- Il programma interno era vecchio di qualche versione, e in quelle versioni erano note delle falle già corrette dal produttore. Aggiornare le ha chiuse. È la cosa più banale del mondo, e non la fa quasi nessuno: la telecamera non ve lo chiede.
- Chi è sulla vostra stessa rete wi-fi è più vicino di quanto pensiate. Su molti apparecchi economici le protezioni del traffico interno sono le stesse su tutti gli esemplari usciti dalla fabbrica — è una ricerca pubblica, non una nostra scoperta. Non si può correggere da fuori: si aggira separando. La telecamera va su una rete sua, che non parla con i computer del lavoro.
- Il servizio a pagamento del produttore manda i vostri video su server all’estero. Non è un’accusa, è come funziona. Ma se in quella stanza passano clienti, è una decisione da prendere sapendo, non spuntando una casella in fretta.
- L’orologio. Quell’apparecchio si sincronizzava con orologi suoi, ignorando quello della rete. Sembra un dettaglio da pignoli finché non serve una registrazione per un’assicurazione o una denuncia: se l’ora è sbagliata, il video vale molto meno.
Il quarto punto è quello che nessuno controlla mai. Ed è quello che conta il giorno in cui la registrazione serve davvero.
Cosa c’entra col vostro negozio
Se avete delle telecamere, le domande sono le stesse: il programma interno è aggiornato? stanno su una rete separata da quella dove lavorate? dove finiscono le registrazioni? l’ora è giusta? E poi quella che quasi nessuno si pone: quell’apparecchio potrebbe fare qualcosa di più utile di quello che fa adesso?
Sono controlli che si fanno in mezza giornata e che raramente qualcuno ha fatto, perché l’installatore monta e se ne va, e l’apparecchio continua a funzionare — che non è la stessa cosa di essere a posto.
La parte onesta
Cos’è stato questo lavoro, e cosa non è stato.
Non è stato un lavoro per un cliente. È stato fatto su un apparecchio nostro, nel nostro laboratorio, per costruire una cosa nostra. Nessuno ci ha pagati e nessuno ci ha ringraziati.
Lo mettiamo qui perché è l’unica cosa vera che possiamo mostrarvi al posto di una lista di clienti che non abbiamo ancora. Preferiamo un lavoro nostro raccontato per intero — ostacolo compreso — a tre loghi aziendali che non potreste verificare.
E se vi state chiedendo se lo rifaremmo da voi: sì, e sarebbe la prima volta a casa d’altri. Ve lo diremmo prima, e si vedrebbe nel preventivo.
Parliamone
Avete delle telecamere che nessuno ha mai guardato?
Il contatto apre a giorni
Stiamo attivando l’indirizzo di posta di Svolta. Fino ad allora non c’è un modo serio di raccogliere la vostra richiesta, e preferiamo dirlo invece di mettere un modulo che finisce nel vuoto.
Da qui a poco, in questo punto: Richiedi un preventivo — Ci raccontate cosa fate e cosa vi serve. Vi rispondiamo entro 2 giorni lavorativi per fissare mezz’ora di chiacchierata: è da lì che esce il preventivo scritto. Nessun impegno, nessuna telefonata a sorpresa.